Articoli genitorialità

Il ruolo educativo del padre

Dopo un periodo piuttosto lungo in cui la società occidentale ha assistito ad un processo di declino della funzione paterna e ad una crisi generale della paternità, ora la figura del padre si trova al centro di una riscoperta del suo ruolo fondamentale.
A partire dalla fine degli anni ’60, il ruolo del padre e il modo di esercitare la sua funzione nella relazione con i figli sono stati entrambi modificati profondamente; la paternità ha perso rilevanza rispetto alla maternità, sia a livello giuridico che sociale. Che la situazione sia voluta o subita, di fatto oggi il padre risulta essere il grande assente in tutto ciò che concerne il sano sviluppo e l’educazione dei figli.
Riflettendo sulla funzione paterna e sulla crisi che la paternità ha attraversato, sui cambiamenti socio-culturali avvenuti e su quelli che probabilmente avverranno, sui modi concreti in cui il ruolo del padre s’incarna oggi e sull’attuale primato del modello materno, è fondamentale richiamare l’attenzione sul fatto che i figli, per crescere in maniera equilibrata, hanno bisogno di un padre e di una madre, di due figure complementari tra loro che sappiano fare gioco di squadra, senza confusione dei ruoli. È sempre maggiore il numero di bambini che crescono con solo metà di ciò di cui hanno bisogno. È probabile che saranno solo la metà di ciò che potrebbero essere. Continua a leggere

Educare insieme nell’era digitale

Ci troviamo dentro una vera e propria rivoluzione culturale. La rivoluzione digitale avvenuta negli ultimi decenni ha portato la diffusione di nuovi strumenti che si sono distribuiti rapidamente a livello globale. Questi rapidi cambiamenti hanno influenzato gli stili di vita, di comunicazione, di socializzazione, ponendo nuove sfide educative in particolare nella relazione genitori e figli. I new-media sono una grande invenzione. Sono preziosi strumenti che offrono molte opportunità per imparare, reperire informazioni, trovare giochi, contattare amici, fare acquisti e dialogare con le persone. I genitori si trovano infatti a dover crescere e a educare i figli (nativi digitali), che utilizzano spesso strumenti sconosciuti dai genitori e li usano in modo più naturale, veloce e spontaneo. Molto spesso scoprono questi strumenti senza che nessuno spieghi loro pericoli e potenzialità, senza che qualcuno possa regolamentarne l’esplorazione e l’utilizzo. Continua a leggere

Genitori – Figli e nuove tecnologie

Il rapporto dei ragazzi con i nuovi media viene percepito dai genitori con un senso di ambivalenza: timori e diffidenza legati ai possibili e concreti rischi, ma anche fiducia e apertura verso le opportunità offerte dalle nuove tecnologie. Questa contraddizione spesso tende a polarizzare la discussione quando mi trovo a fare conferenze su questo tema ai genitori, contrapponendo i rischi alle opportunità o viceversa, invece di accogliere il fatto che nella realtà quotidiana i rischi viaggiano insieme alle opportunità e tutto questo può diventare una sfida educativa, con la consapevolezza di dover essere equipaggiati come educatori (nelle conoscenze teoriche, nelle abilità tecnologiche ma soprattutto nelle competenze educative e relazionali) per sostenere e accompagnare i figli.
Alle consuete difficoltà che alimentano lo scontro tra genitori e figli, oggi, si aggiunge la consapevolezza tutta nuova dei genitori di non avere che pochi o minimi strumenti per comprendersi reciprocamente. In fondo è la prima volta nella storia dell’educazione che capita di vedere i giovani con più competenze tecnologiche degli adulti. La relazione dunque di fronte ai nuovi mezzi di comunicazione tra genitori e figli non di rado è difficile o più complicata di un tempo. Spesso ambivalente. Perché gli adulti da una parte criticano l’uso degli strumenti tecnologici che fanno parte integrante della vita dei figli e dall’altra li adottano massicciamente e a volte più disfunzionalmente dei loro figli. Continua a leggere

Come affrontare l’inserimento del bambino nella scuola dell’infanzia

Frequentare per la prima volta la scuola dell’infanzia significa fare un vero e proprio ingresso in società, oltre che un incredibile atto di fiducia nei confronti delle insegnanti a cui i genitori affidano quanto più di prezioso hanno al mondo: il loro bambino. La scuola dell’infanzia è una piccola collettività in miniatura che allena al senso dell’impegno, alla possibilità di differire la gratificazione per ottenere dei risultati a lungo termine; che insegna a cooperare con gli altri nonostante le differenze o i conflitti che possono insorgere; che offre occasioni di crescita, di autonomia e di conoscenza della realtà. Si creano legami, si sentono emozioni e se ne riconosce il significato, ci si allena a tollerare piccole frustrazioni, a sperimentare dei limiti e delle attese.
Quando un bimbo inizia a frequentare la scuola dell’infanzia, tutto il sistema familiare affronta questo importante cambiamento: esso può essere vissuto come un vincolo o una opportunità. Se di fronte alla fatica e alla frustrazione il genitore crolla, difficilmente sarà possibile fare un buon inserimento, se invece si ha la convinzione che questo passo i bambini lo possono fare allora si apre un mondo. Continua a leggere

Arriva un fratellino: come gestire la gelosia tra fratelli

La gelosia è un fenomeno praticamente inevitabile all’interno di una famiglia. Quasi tutti i bambini desiderano essere il figlio preferito dei genitori, essere considerati i più bravi ed essere i più amati dai familiari. Nella maggior parte dei casi, la competizione tra fratelli è motivata dal voler ottenere amore, attenzione e approvazione dai genitori. La gelosia non necessariamente riguarda solo il rapporto tra fratelli, anche un amatissimo figlio unico può essere estremamente geloso della relazione che esiste tra i genitori. In una famiglia con più fratelli, ogni bambino può essere geloso di un altro, ma la causa più comune è la nascita di un fratellino. La rivalità è un fenomeno generalmente presente tra il bambino più piccolo e quello più vicino a lui per età. Continua a leggere

Riconoscere che il bambino è competente

Parlare di “bambino competente” significa riconoscere che la qualità delle sue attività dipende sia dai suoi sentimenti che dal suo livello di sviluppo: attraverso le sue attività il bambino esprime i sentimenti; dall’evoluzione dei suoi sentimenti dipende il suo adattamento futuro.

I bambini hanno un potente impulso ad agire e a farlo in prima persona senza chiedere aiuto. Sono capaci di ascoltare e polarizzare la loro attenzione e di mantenerla a lungo, ripetono in modo intelligente le esperienze per loro interessanti, esplorano gli oggetti e li usano in modo creativo. Continua a leggere

Per educare ci vuole tempo

Nell’era della velocità, delle notizie istantanee e delle scelte immediate, aspettare, attendere, non lasciarsi travolgere dall’attimo fuggente è diventato un privilegio che si concedono in pochi. Così la pazienza è diventata una virtù sempre più rara. Non le riconosciamo più nessun valore che invece è essenziale nei rapporti umani. Viviamo nell’era dell’alta velocità, del “tutto e subito”: i nostri orologi sono sempre sincronizzati a scadenze in arrivo, a impegni da rispettare e a programmi da portare a termine. Invece la pazienza esige una dilatazione del presente, un suo allungamento, una sosta nell’incessante divenire. E’proprio il saper attendere, che ci consente di aspettare il momento giusto, la maturazione delle cose e non il loro svanire prima che vengano messe a fuoco. Continua a leggere

La funzione educativa del gioco

L’attività ludica rappresenta un bisogno fondamentale per lo sviluppo e la crescita serena ed equilibrata del bambino, attraverso questa è possibile raggiungere una moltitudine di obiettivi. Difatti, relativamente alle diverse tipologie ludiche, il gioco possiede una straordinaria valenza educativa, permettendo al bambino di formarsi armonicamente nelle differenti dimensioni personali. Il gioco incrementa le capacità pratiche e le conoscenze (funzione cognitiva), i bambini esprimono conflitti, disagio e situazioni ansiogene (funzione emotiva), entrano in relazione con gli altri (funzione socializzante), ognuna di esse, se ben realizzate e connesse con le altre, contribuiscono ad irrobustire i molteplici aspetti personali del bambino. Continua a leggere

Educare alla resilienza

Un altro punto debole dei bambini del nostro tempo è la fragilità nella gestione delle inevitabili frustrazioni che la vita sociale comporta. Ogni “no” e ogni insuccesso sembra scatenare nei bambini di oggi una sofferenza e una reazione spropositata rispetto all’effettiva gravità dei fatti.

Il concetto di resilienza in psicologia indica la capacità di una persona di fare appello alle sue risorse interiori per reagire a una situazione sfavorevole e sviluppare una personalità positiva. Nella sua accezione maggiormente condivisa, il concetto di resilienza si riferisce a quel processo dinamico che consente di mantenere un adattamento positivo malgrado un contesto in cui il soggetto è messo alla prova da circostanze avverse, adattamento che può consistere tanto nel raggiungimento di esiti evolutivi funzionali quanto nell’evitamento di esiti mal adattivi. Continua a leggere

Il ruolo educativo dei nonni

Anche i nonni hanno un ruolo fondamentale nello sviluppo e nella crescita dei bambini, visto che passano svariate ore con i nipoti, in quanto oggigiorno molto spesso lavorano entrambi i genitori. Costituisce quindi sicuramente una grande fortuna per il bambino avere dei nonni! Sono tanti i genitori che riconoscono ai nonni un ruolo sostanziale nel supporto educativo. Quando non sussistono problemi di salute, i nonni rappresentano un’importante risorsa all’interno della gestione familiare. Attraverso una presenza costante essi offrono spazi, tempi e competenze per accudire i bambini nelle diverse esigenze quotidiane. Se, in alcune occasioni, la loro azione educativa può creare contrasti, di solito è attenta e rispettosa degli orientamenti dati dai genitori. Questa preziosa risorsa si configura come un aiuto concreto nell’organizzazione dei ritmi della famiglia. Il contributo educativo dei nonni, può assumere una rilevanza considerevole nello sviluppo personale del bambino e arricchire la sua capacità di socializzazione. Continua a leggere

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