Genitori oggi. L’imprescindibile esigenza di educare

È compito dei genitori favorire una buona partenza dei figli; una cattiva impostazione rende difficile lo sviluppo successivo. Il mestiere di genitore non è facile: è un compito serio e impegnativo, affascinante e ricco di speranza; nessuno nasce già capace di farlo.

Anche chi ritiene di avere le idee chiare, si accorge invece che i figli mettono in crisi, pongono problemi, fanno continue domande, spiazzano con le loro risposte.

Un’educazione seria  e attenta deve tenere presente le tappe di crescita del bambino per aiutarlo a salire la “montagna” della vita. I sentieri possono essere diversi, ma la montagna è sempre la stessa.

Purtroppo viviamo in una società che rifiuta rischi, scelte, valori e spinge a rifugiarsi nell’anonimato, a conformarsi e a non prendere la responsabilità a cui siamo chiamati. Che cosa succederebbe se per un giorno i ruoli si invertissero e i figli si ritrovassero ad indossare i panni dei genitori e viceversa?

Quali nuove prospettive  si aprirebbero agli occhi dei figli nel rivestire anche solo per qualche ora il ruolo faticoso dei genitori? E in che senso una simile inversione dei ruoli potrebbe giovare anche ai genitori, costretti a riprendere gli abiti da tempo dismessi di figli? Non c’è dubbio che una simile operazione potrebbe generare un po’ di confusione. All’interno della famiglia non è mai opportuno che i ruoli si sovrappongano: i genitori non dovrebbero mai abdicare dai loro compiti educativi e, soprattutto, non dovrebbero mai rinunciare all’autorevolezza del loro ruolo genitoriale, così come non è bene che i figli si accollino responsabilità troppo gravose e siano costretti a crescere troppo in fretta, magari per supplire alle mancanze di genitori assenti o poco maturi. Quando ciò avviene è segno che qualcosa nello scambio costruttivo tra le generazioni si è incrinato e che nella prassi fisiologica dell’azione educativa si è verificato un corto circuito difficile da risanare.

È innegabile, infatti, che la prima, grave conseguenza è un completo, pericoloso e drammatico rovesciamento dei ruoli, in cui il comandante ha abdicato alla sua responsabilità, o è stato destituito a causa di un ammutinamento, ed il timone della nave è stato usurpato da un marinaio o dal mozzo di bordo. Per quanto la metafora possa sembrare estrema e sconcertante, in non poche occasioni mi sono trovato al cospetto di genitori completamente destituiti del loro ruolo e impotenti di fronte alla subdole tirannide del proprio figlio. Se pertanto, il primo ed estremamente pericoloso effetto del ribaltamento dei ruoli, con il conseguente pericolo di andare a schiantarsi poiché alla guida della relazione educativa si è collocato, o è stato inconsapevolmente collocato, uno dei protagonisti dell’educazione, il figlio, il cui potere non dovrebbero essere quello di guidare, non possedendo la patente di educatore, le conseguenze, a lungo andare, si manifestano negli stessi figli, i quali abituati a gestire un comando sterile ed inconsueto, costruiscono personalità caratterizzate da immaturità e da difficoltà in una sana ed armonica crescita.

Consapevole della complessità delle questioni aperte, il mio vuole essere uno stimolo a una più ampia riflessione per quanti genitori, insegnanti, educatori, si ritrovano ogni giorno a costruire un ruolo che non trova spesso il dovuto riconoscimento. D’altra parte, si evidenzia sempre di più nei genitori, la paura di sbagliare come formatori ed educatori dei propri figli e la difficoltà di rintracciare orientamenti e criteri di principio soddisfacentemente chiari, capaci di dare loro una certa sicurezza nel proseguimento dei loro compiti educativi. Se si vuole dare sostegno ai genitori li si dovrà aiutare, pertanto, a ricercare un modello d’azione educativa. L’aiuto ai genitori e la promozione delle loro competenze dovrà quindi “canalizzare” potenzialità e risorse latenti, per poter predisporre eventuali percorsi formativi che permettano ai genitori di fronteggiare efficacemente, con responsabilità pedagogica, la loro costante preoccupazione pratica per la quotidianità ; che miri al raggiungimento di nuovi atteggiamenti e comportamenti, ma che permetta pure ai genitori di conoscere ed esplicitare il loro progetto di relazione, di famiglia, di vita.

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